Jummagumma

Accademia di costipazioni.

[--Amnesie.--]

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*loading* son coloro che guataron e passaron.
Maxuma cum sbellicatione.

 
lunedì, 13 giugno 2005

"Perchè, scusa, che ti aspettavi?"

D'accordo. Ma cazzo, lasciatemi i miei cinque minuti.

In specula speculorum 16:26 | link | commenti (16)

Nel ventre dell'Architetto Cetaceo

La visione di Miller è profondamente affine a quella di Whitman e quasi tutti quelli che lo hanno letto se ne sono accorti. Tropico del Cancro termina con una chiusura tipicamente alla Whitman, nella quale, dopo le varie dissolutezze, sbornie, truffe e scazzottature, egli si siede a guardare scorrere la Senna in una sorta di mistica accettazione delle cose così come sono. Ma, poi, che cosa accetta? Per prima cosa, non l'America, ma l'antichissimo ossario d'Europa, dove ogni granello di terra è passato attraverso innumerevoli corpi umani. In secondo luogo, non un'epoca di espansione e libertà, ma un'era di terrore, tirannide e d'irreggimentazione. Dire "accetto" in un'epoca come la nostra è dire che si accettano campi di concentramento, sfollagente, Hitler, Stalin, aeroplani, cibo in scatola, mitragliatrici, putsch, bagni di sangue, slogan, cinture Bedaux, maschere antigas, sottomarini, spie, agenti provocatori, censure sulla stampa, prigioni segrete, aspirina, film di Hollywood e assassinii politici. Non soltanto queste cose, naturalmente, ma queste cose tra le altre. E in linea di massima questo è l'atteggiamento di Henry Miller. Non proprio sempre, perché a tratti egli dà segni di un genere abbastanza convenzionale di nostalgie letterarie. C'è un lungo passaggio nella prima parte di Primavera Nera, in lode del Medio Evo, che come prosa ritengo debba essere uno dei più notevoli saggi apparsi in questi ultimi anni, ma che rivela un atteggiamento non molto diverso da quello di Chesterton. In Max e i Fagociti Bianchi c'è un attacco alla moderna civiltà americana dal solito punto di vistadel letterato che odia l'industrialismo. Ma in complesso l'atteggiamento è un "Mandiamo giù anche questa". Donde l'apparente preoccupazione di ciò che non sta bene e del lato meno poetico della vita. E' soltanto apparente, perché in verità la vita, la banale vita quotidiana, è fatta di molti più orrori di quanto i romanzieri solitamente siano disposti ad ammettere. Witman stesso "accettò" molto di ciò che i suoi contemporanei consideravano bello tacere. Perché egli non scrive soltanto della prateria, ma vagabonda pure per la città e osserva il cranio spaccato del suicida, i "lividi volti malaticci degli onanisti" ecc. ecc. Ma indiscutibilmente la nostra epoca, almeno nell'Europa occidentale, è meno sana e nutre minori speranze di quella in cui Whitman scriveva. Diversamente da Whitman, noi viviamo in un mondo che si contrae. Gli "orizzonti democratici" sono finiti nel filo spinato. C'è meno senso di creazione e sviluppo, sempre meno accentuazione sulla zona interminabilmente dondolante, e sempre più sulla teiera, interminabilmente fumante. Accettare la civiltà così com'è significa in pratica accettare la decadenza. Ha cessato di essere un atteggiamento intrepido ed è venuto un atteggiamento passivo: anzi "decadente", ammesso che questa parola significhi qualcosa.

[...]

Progresso e reazione si sono entrambi rivelati un inganno. A quanto pare non è rimasto che quietismo, derubando la realtà dei suoi terrori col solo sottomettervisi. Entrare nel ventre della balena, o, meglio, ammettere che si è nel ventre della balena (perché ci siamo, naturalmente). Abbandoniamoci al meccanismo del mondo, cessiamo di combatterlo o di fingere di dominarlo; accettiamolo, semplicemente, sopportiamolo, registriamolo. Questa sembra essere la formula che ogni romanziere sensibile è ora disposto ad adottare. Un romanzo su linee più positive e "costruttive", e non emotivamente spurio, è per il momento difficilissimo ad immaginarsi.

da Inside the Whale, saggio di George Orwell su Tropico del Cancro di Henry Miller, A.D. 1940

In specula speculorum 09:01 | link | commenti

mercoledì, 12 gennaio 2005

 Capita a volte di vedere un certo gesto nei gatti abituati alla vita domestica e al comportamento umano. Alzano lo sguardo, seduti, verso il più vicino bipede prodigatore di cibo, e incontrandone gli occhi, se quest'ultimo è indaffarato in sforchettamenti o altre faccende contemplanti funzioni gastriche, qualcosa in loro avvampa. Ne avviluppa ogni attenzione, mettendo in sospeso l'esistenza e lo scorrere dei fatti mondani per raggiungere una totale sincronia del proprio essere con il cibo. Negli esemplari più giovani o energici conseguono una corsa agile e moine reiterate, ma ricordo con nettezza invece la mia vecchia siamese, proterva con le narici verso di me pranzante, mentre solleva appena la zampa in quello che sarebbe stato il conato di un salto per poi fermarla lì, a mezz'aria, senza appoggiarla per decine di secondi. Una spinta volitiva lanciata e interrotta da una opposizione contraria, da un qualche "non sta bene", dalla cognizione delle leggi umane che regolano la disposizione dei corpi nello spazio della stanza. Opposizione che la lascia lì, desiderante senza il coraggio di chiedere, o meglio, che percepisce l'inutilità del chiedere.
Povera la mia bestiolina, pur esente dall'obbligo di soggiaciere alla prigionia della parola era tuttavia posseduta dal senso sociale della prossemica.

In specula speculorum 23:41 | link | commenti (33)

lunedì, 03 gennaio 2005

Una isobara di 1037 millibar taglia con labile minuzia la valle del Santerno in sezione mediana, spazzando via l'umidità. La vista ne trae grande vantaggio, librandosi sopra le intermittenze delle luminarie per estendersi ai lampioni della vallata, riuniti in crocchi distinti, alle stelle distese e a un bagliore lunare che nel cielo terso non imbeve della sua luce questo o quel cirro sfrangiato, come un dubbio, come celando un intenzione, ma mostrandosi per quello che è, e la sua chiarezza quasi nasconde il satellite, lo mette in secondo piano nella sua autoevidenza.
La brace rossa di una sigaretta accesa tenta invece di coprire un odore nell'aria che proprio perchè soffocato non riesco a smettere di cercare, tra una boccata e l'altra, per appropriarmene. E' quell'odore che fa scuotere la testa ai vecchi mentre affermano con aria grave che "sì, sento cambiare il tempo, forse mette neve. Stasera guardo le previsioni al telegiornale" e si tende nello spazio come un periodo ipotetico, ma neanche! Perchè non c'è apodosi, non c'è promessa. Non si tratta di un meccanismo ben ordinato, dunque, ma solo di una vibrazione, di un presentimento.
E mentre torno al calore domestico, chiudendo gli scuroni, uno spiraglio di questo moto dell'anima nascosto nella Natura si intrufola tra le imposte senza emettere il più impercettibile dei fischi, tra i piedi infreddoliti, sale per effetto della perdita di densità e si appoggia per un istante lì, sulla punta della mia lingua, dove una parola non vuole saperne di uscire: un nome.

In specula speculorum 23:37 | link | commenti (10)

domenica, 26 dicembre 2004

In specula speculorum 00:06 | link | commenti (14)

martedì, 21 dicembre 2004

"[...] la meditazione, finchè non è condotta a termine, è in fondo uno stato pietosissimo, una specie di colica di tutte le circonvoluzioni del cervello, e quando è finita non ha più la forma del pensiero in cui la si compie, ma già di ciò che si è pensato; ed è purtroppo una forma impersonale, perchè il pensiero è allora volto verso l'esterno e preparato per essere comunicato al mondo. Per così dire, insomma, quando un individuo pensa, è impossibile cogliere il momento tra il personale e l'impersonale [...]"

Robert Musil

In specula speculorum 21:48 | link | commenti (11)

lunedì, 13 dicembre 2004


in vino veritas
(in VEE-noh VER-ee-tahs) A Latin phrase
suggesting that people are more likely
to say what they really feel
under the influence of alcohol.
It means, “There is truth in wine.”


The New Dictionary of Cultural Literacy, Third Edition. 2002.


Partiamo da un'osservazione: un pezzo autentico, mettiamo una tela del Tintoretto come quella riprodotta qua sopra, non avrà mai lo stesso valore di una copia. Per quanto scrupolosa, per quanto fedele nella pastosità del colore, nella esaltazione del disegno per mezzo della luce - l'originale avrà sempre quel valore aggiunto che lo eleverà a uno stato iperuranico inarrivabile per una copia. Per uno storico dell'arte sarà giocoforza tirare in ballo questioni scontate come l'irripetibilità dell'opera in quanto manifestazione di genio e dell'epoca contemporaneamente, il che ha sicuramente un qualche fondamento. Ma credo che questioni di questo tipo, oltre a recare una certa impronta romantica che mi irrita la pelle, non completino la fetta di distacco tra il mondo singolare dell'originale e la pluralità delle copie esistenti o possibili che variano solo per una minima angolazione, un tocco appena di terra di siena in più o in meno sulla tavolozza, senza tuttavia modificarne sostanzialmente la grammatica compositiva, il significato del disegno, il pensiero che vi è sotteso (tra l'altro in gran parte ignoto, coperto dalle speculazioni della Gestalt).
Addirittura una copia potrebbe essere tecnicamente superiore all'originale, correggendo i danni dovuti al tempo (che per alcuni sono pregi).
Quindi perchè la copia vale di meno? Un fatto di collezionismo. La contraffazione nasce dal mercato, fondamentalmente. Il pittore sfrutta la domanda di "capolavori" per svendere contraffazioni. A volte riesce a ingannare il cliente, a volte è il cliente stesso a desiderare la copia, cosciente dell'inganno. La pagherà meno.
Il punto è che l'autentico costa di più non solo (o non sempre) per ragioni di bellezza maggiore, ma prevalentemente per un fatto di FETICISMO, un polo di attrazione mentale che si crea verso l'autentico, verso il vero. E' questione quotidiana, nondimeno. Quasi mediatica, l'ostentazione dei sentimenti "veri", dell'essere e del dire "così come lo si è pensato".

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La verità sessualizzata. Come in Pierrot mon ami, I filosofi che aspettano il passaggio delle donnine per la macchina del vento all'Uni-Park.

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L'originale sta scomparendo dall'orizzonte. Non abbiamo che copie. Difatto non è neanche così, le copie, essendo l'unica cosa rimasta, sono anche l'unica realtà autentica. La dialettica si assottiglia. Scompaiono gli oggetti, rimangono le loro funzioni. Una serie di sedie prodotte dalle stesse macchine: qual'è l'originale? Nessuna, e tutte. Variano per la marezzatura del legno che le costituisce, forse. Una cederà più presto dell'altra perchè il chiodo è stato piantato in un punto nodoso. Ma qual'è quella vera da cui le altre sono state tratte? Non c'è.

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Che modo abbiamo di provare a noi stessi l'autenticità del nostro sentire, del nostro percepire? Di autorizzare un nostro comportamento come originale, nostro? La nostra profondità, come potremo mai dirla "vera", se l'autentico e il falso si annullanno nella loro opposizione? Ogni giorno di esperienza di vita mi appesantisce lasciando un fondo di apatia, perchè non ho gli strumenti per dirla autentica. E non era forse l'apatia il sogno dello stoico? L'umanesimo abbraccia le sue estreme conseguenze. La disumanizzazione.

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Arianna, del regno dei labirinti, abbandonata da Teseo viene sedotta da Bacco e Venere, da (se teniamo fede al motto latino) Verità e Bellezza. L'intelligenza che aveva saputo trovare la via d'uscita al più circumvoluto dei rompicapi cede all'epifania dell'autenticità. Feticismo della ragione che senza origine si perde in un bicchier d'acqua.

In specula speculorum 14:47 | link | commenti (19)

domenica, 05 dicembre 2004

"[...]i' canterò così disamorato

contra 'l peccato,

ch'è nato in noi, di chiamare a ritroso

tal ch'è vile e noioso

con nome di valore,

cioè di leggiadria, ch'è bella tanto

che fa degno di manto

imperial colui dov'ella regna[...]"


Dante Alighieri


"Pesantezza" è un sostantivo che viene spesso misinterpretato assieme a tutto il suo campo semantico. Calvino, ad esempio, ne ha costruito una dissertazione opponendola al principium individuationis della leggerezza, confondendo in effetti quest'ultima con la "leggiadria", con cui ha poco a che fare. Per la verità pesantezza e leggerezza non sono affatto due facce della stessa medaglia, sono consustanzialmente la medaglia stessa. Non si tratta di qualità negativa e positiva tout court.Lo sanno bene i musicisti che suonano strumenti ad arco, ad esempio, per i quali suonare in assenza di gravità sarebbe origine di contrazioni e rigidità volte alla compensazione della mancanza del peso stesso.
Quindi dobbiamo definire una linea di demarcazione netta tra peso e pose: il peso come quantità neutra, fisica, la posa come qualità che possa essere più o meno "leggiadra". Di fatto nelle nostre faccende umane siamo chiamati non tanto a bilanciare l'insostenibile leggerezza dell'essere, ma ad assumerci il carico dell'impossibile leggiadria delle sue pose. E poichè le circostanze delle nostre vite (la loro neutrale gravità) sono dovute al caso ineluttabile, la nostra unica libertà è quella di decidere in quale forma ne prenderemo atto. Una questione di equilibrio (nessun equilibrio senza peso), di tempismo, di loquela e quant'altro.

Non manco di notare una certa qual goffaggine mia in tali operazioni.

In specula speculorum 15:19 | link | commenti (7)

sabato, 04 dicembre 2004

"Cosa c'è?"
"No, niente..."
"Sì, ma cos'hai?"
"Nulla di particolare"
"E allora se non hai nulla di particolare com'è che sei così?"
"Così come?"
"Mah, così... non saprei dirti."
"Non sapresti dirmi cosa?"
"Mah, niente, è che da un po' di tempo ti vedevo..."
"...Mi vedevi?"
"Beh, sì, ti vedo anche adesso se è per questo."
"Ah. E come mi vedi?"
"Non so. Lasciamo stare."
"Lasciamo stare cosa?"
"Niente."
"Appunto."

da Zatla, Conversazioni Sacre

In specula speculorum 14:08 | link | commenti (2)

giovedì, 25 novembre 2004
Dichiarazione d'intenti

Esistere è il mio cloroformio preferito.

In specula speculorum 12:02 | link | commenti (7)

Depuis le plus jeune age, la résignation de leur qualités vives et de parties de leur corps est devenue pour les arbres un exercice familier.

Francis Ponge

In specula speculorum 11:52 | link | commenti

sabato, 20 novembre 2004

Le mie labbra sono vermiglie di un bicchiere di porto. Una folata di vento freddo ha strappato il colore dal resto del mio viso. Non ho ancora deciso se assomiglio più a Biancaneve o a un cadavere.

Make a wish into the well.
That's all you have to do.
And if you hear it echoing.
Your wish will soon come true.
I'm wishing. (Echo: I'm wishing.)
For the one I love.
To find me. (Echo: To find me.)
Today. (Echo: Today.)
I'm hoping. (Echo: I'm hoping.)
And I'm dreaming of.
The nice things (Echo: The nice things.)
He'll say. (Echo: He'll say.)

In specula speculorum 00:49 | link | commenti (5)

venerdì, 19 novembre 2004
Nostos, parte CLII

Ad ogni modo, non sono sulle tracce dell'euforia e nemmeno cerco il tormento. Mi basta restare qui. Coi miei due ricordi (ho ancora quella tua tempera, col faro, i flutti, la foschia, i bombadores). E la marea alta dei rimpianti che inumidisce appena le dita intorpidite dei piedi. Come una promessa non mantenuta. Il resto sparisce dietro l'immagine della scacchiera.

In specula speculorum 00:50 | link | commenti (3)

giovedì, 18 novembre 2004

"Paolo importunava i pennuti appiopando loro pigne come proiettili. "Pappappero" sproloquiava pimpante quanto presuntuoso.
Poi un picchio un pochino permaloso gli perforò il cranio di poppante."

da Zatla, Nursery Allitterations, trad. a cura di Cano D'altro

In specula speculorum 11:38 | link | commenti (3)

"Roberto era brutto. Berciò: "Bramatemi!!"
E invece lo sbranarono.

da Zatla, Nursery Allitterations, trad. a cura di Cano D'altro

In specula speculorum 11:09 | link | commenti

"Matilde amava la mamma, ma quando si mise il suo profumo la mannaia le mozzò le mani."

da Zatla, Nursery Allitterations, trad. a cura di Cano D'altro

In specula speculorum 09:59 | link | commenti

"Billy era un birba di bambino. Birichino, abbindolava le belle, bastonava i brutti, rubava le biglie. Finì abbrustolito sulla brace."

da Zatla, Nursery Allitterations, trad. a cura di Cano D'altro

In specula speculorum 09:55 | link | commenti

domenica, 14 novembre 2004
Nostos, parte CXXXII

Agostino d'Ippona concepisce platonicamente la condizione di beatitudine come "godimento della verità". Io, addì 14 novembre 2004, la percepisco come nostalgia dell'apodittico e dei principia individuationis. "Vivere nella verità" è mostruoso. E' beato chi dimentica.

In specula speculorum 12:31 | link | commenti (8)

Nostos, parte IV

Il fatto è che non è niente vero che l'uomo vive la propria vita come un attore che si trova sul palcoscenico senza avere mai visto la parte che deve recitare. Perchè tutta l'esperienza specifica che potrà accumulare la ottiene sinteticamente nel momento stesso in cui diventa, da feto, uomo, nel suo attimo zero, per atto di espulsione. Forse Lucrezio non aveva poi così torto: e tutto il resto sembrerebbe ritorno.

In specula speculorum 01:32 | link | commenti

sabato, 13 novembre 2004

Foglietto in carta sottile, grigiastra. Righe orizzontali tracciate in matita, spaziatura di circa un centimetro. Trovato ripiegato in mezzo a un vecchio biglietto di auguri sistemato (con coscienza di causa) dentro Der Tod in Venedig. Scrittura angolosa, non scorrevole, artritica, a tratti ricalcata per un'incertezza, o la difficoltà nel tenere la penna. Inchiostro a base d'acqua. Nero, appena sbiadito.


Sunday, 3 oct
couldn't find any birthday cards in my cupboard so here's a Xmas card for Tom with the notes I found in the back of my purse
See if you can get a little jar of nivea for yourself out of it
the best to the boys
it's not much but I can't get up to the bank. Please look after yourself
All my love


Mum xxx













In specula speculorum 14:52 | link | commenti

lunedì, 08 novembre 2004

Se non ti

piacevano i

pantaloni

potevi anche

dirlo.



Ho

una gonna

da parte.



In specula speculorum 22:45 | link | commenti (7)

Post Coitum (bisticcio)

Il vento ha spazzato le nuvole.
Restano il gelo e le stelle.

In specula speculorum 01:24 | link | commenti (5)

venerdì, 05 novembre 2004
Alienazione subproletaria - vol. 1

Sottotitolo: Scusate, ma non ce la faccio più.

Testo: Bene. Eccoti la porpora, ecco lo scettro, ecco il diadema che ti incorona regina delle spaccacazzo. Non ti basta. Vuoi di più. Attenta a non tirare troppo l'elastico. Perchè nel momento in cui si spezzerà ti si schianterà sulla faccia. Dritto dritto. Garantito. A te e a tutti quelli che come te votano la pseudosinistra e poi sul posto di lavoro urlano "schnell, schnell" come fottutissime SS senza divisa, consiglio visione dei suddetti film: Il silenzio degli innocenti, Freddy VS Jason (che più che un film è uno studio di idraulica), Halloween, Inseparabili, e chi più ne ha più ne metta. Perchè, non te l'ho mai chiesto, ma è chiaro che ancora non li hai visti.

Se li avessi visti, infatti, sapresti benissimo cosa ti aspetta. Au revoir, amata caporeparto.

In specula speculorum 13:23 | link | commenti (7)

martedì, 02 novembre 2004
Vorrei fare il dinamitardo

ma non ho tempo per coltivare altri hobbies.

In specula speculorum 23:36 | link | commenti (1)

domenica, 31 ottobre 2004
Ho voglia di crepuscolarismo.

Ho voglia di crepuscolarismo. Guardavo questo film, oggi. Quel che resta del
giorno, con Hopkins ed Emma Thompson. Costa sud dell'Inghilterra. Pioggia.
Anni '50. Battito di mani generale unito a emozionati "ooooooh" quando sul
pier (il molo) si accendono i neon. Mia madre che mi dice, un po' nostalgica
e un po' vergognandosi di aver partecipato lei stessa a tali ovazioni, "la vita era semplice allora". Storia di un compunto chief butler e di una
housekeeper divorziata che si ritrovano dopo anni che non lavoravano più
insieme per darsi appuntamento tra cup o'tea e vecchi ricordi, ciascuno
visibilmente invaghito dell'altro ma senza mai esprimerlo a parole, rapporto
giocato su sottintesi, sottigliezza, toni sempre raccolti e pacati.
Tristezza. I bei tempi andati in cui la vita era semplice (nelle cose) ed i
rapporti basati su lunghi esercizi verbali. Ho voglia di crepuscolarismo.

In specula speculorum 13:07 | link | commenti (4)

sabato, 30 ottobre 2004

Sabato mattina. Un velo traslucido di vapore bianco allo zenith è la sincope tra due grigie promesse di pioggia fragile e uguale. Attraverso gli sfilacciati lembi che man mano prendono le distanze fanno capolino le strisce candide e rettilinee e labili di ventri d'acciaio che saettano al di sopra della vaghezza indistintamente stesa su di noi, e nell'intrecciarsi delle quali forse sono nascosti gli stessi segreti che le zingare dischiudono da un palmo di mano. Imperccettibile aumento della temperatura per l'avvento solare, e teorie di storni e passeri nient'affatto solitari. Sciamano come brani di un tessuto elastico ritorto, di albero in albero secondo ragioni imperscrutabili, in preda a una pazzia logica e collettiva. Li asseconda una sottilissima corrente da nord est, che con dita umide sfrega appena le samare accoppiate sull'acero, i lobi delle dorate foglie di quercia, e timide queste trascolorano, arrossendo vividamente sui bordi. Pochi calici offrono lo scarso nettare autunnale. E questo laborioso alleggerimento - che la piccola natura esercita e subisce al di fuori di questo vetro su cui appoggio parole - in qualche modo continua al mio interno, piallando, sfogliando, strappando, cestinando, soffiando, soffiando, soffiando.

In specula speculorum 13:10 | link | commenti (1)

venerdì, 29 ottobre 2004

Seguite anche voi il dibattito in corso su Pornobarman!
Se volete come me trapanarvi il cervello in cerca del vuoto dentro/fuori.
Se desistete di fronte all'idea di trasformare il vostro degrado in degradazione.
Se anelate a un respiro di asfittica contemplazione della mancanza d'aria.
Solo su Pornobarman

In specula speculorum 14:37 | link | commenti

Ho la "friday quote fever"!

In specula speculorum 13:04 | link | commenti

"Eh, che bravo, Indiana Jones..."

Zatla, attraverso Ratto

In specula speculorum 12:57 | link | commenti

martedì, 26 ottobre 2004

Avevo bisogno di una musica che fosse divertente, pornografica, decorativa, come una tappezzeria.

Erik Satie

In specula speculorum 08:45 | link | commenti (5)